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sabato, 08 novembre 2008

Ombre e sabbia

Nel deserto del tartaro non si vedeva l’ombra di un dentista, forse anche perché non c’era l’ombra, non essendoci l’ombra di un albero. Sarebbe stata l’ancora di salvezza nel mare della tranquillità, se ci fosse stata, un’oasi di pace con le palme rivolte in su a chiedere acqua! Acqua! Focherello, fuoco! E quindi morta lì, senza aver visto l’ombra di un amico, ma solo l’amico delle amiche che non erano più sole. E’ morta in solitudine dirà un necrologo, il medico dei morti, puntuale come un necrologio svizzero, come la morte e le esentasse.

Ma basta parlare di morte, disse il deserto. Tra le dune soffiava il vento, e spirava da ovest, dicevano: ma non avevamo detto di non parlare di morte? Basta parlare di morte! Pietra sopra, per non dire morta lì, un’altra volta. E così si ricomincia, si rinasce, ma solo dopo due mesi di gesti, tre di gesta, e quattro di digestione, cioè, alla fine, nove di gestazione. Nasce così un frugoletto che dice parto! Ma dove vuoi andare se non sai neanche camminare? Non hai nemmeno gli occhi per piangere, la bocca per ridere: ragazzo sei messo male, non puoi neanche mangiare con gli occhi. Mannò, signora, la testa è dall’altra parte, disse l’oste etrico, già pronto per brindare a una nuova vita. E cominciarono i piagnistei,  piagnistesti, i piagnistatte bono, e non erano ancora finiti che cominciò la lallazione, una sorta di inizio musicale alla vita, la solita sol fa. E tra le ultime note si può riportare la crescita dei primi dentini, occorre un dentista ma non c’è: l’avevamo lasciato nel deserto del tartaro, se non ricordo male, ma l’ombra dei ricordi va svanendo.

postato da: sgtpippo alle ore 01:38 | link | commenti
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