Una volta ho scritto in un’e-mail Aspettando la ghost track, ti abbraccio; una frase che può essere adatta anche a un epitaffio, ma ci ho pensato dopo: quando l’ho scritta, ero effettivamente nel silenzio lasciato dall’ultima canzone di un CD prima della traccia fantasma. Su una tomba avrebbe un effetto del tutto diverso. Almeno credo. Spero.
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Aspettavo che accadesse qualcosa di straordinario da scrivere, per un ritorno che avesse un senso più o meno compiuto. Aspettavo, per esempio, che mi si presentasse una Eva Mendes alla porta per vendermi una Bibbia. A quel punto avrei potuto convertirla al buddismo, pur essendo io cattolico, e avrei potuto convincerla a intraprendere un viaggio intorno al mondo – da lei spesato, per il mio ovvio spiccato “femminismo” – per poi partire in mongolfiera come nel Giro del mondo in ottanta giorni. Ci sarebbero voluti un bel po’ di giorni di vacanza, ma il tutto lavoro d’ufficio sarebbe stato ordinatamente svolto da puffo Quattrocchi, che, per il suo essere puffo, avrebbe fatto tutto il lavoro puffando senza dire ba. Per il cantiere però avrei scelto puffo Inventore.
Il ritorno alle biro verdi avviene invece in sordina, a fari spenti, sono possibili solo voli di fantasia alla Jonathan Carroll nel silenzio questa notte d’estate turbato solo dal rumore della ventolina del mio computer – stufetta. Basta scrivere: leggerò.