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giovedì, 16 ottobre 2008

La vecchia Phoebe

Mi volto a destra e a sinistra e cerco di navigare nell’unico posto dove non è necessario saper nuotare. Non è che i flutti della rete non possano inghiottirti, ma è più facile riemergere dai pixel che non da quella massa di idrogeno e ossigeno tutto mischiato insieme. Dall’acqua però vieni fuori tutt’al più zuppo, e se non è zuppo è tutto bagnato, fradicio ma senza essere ubriaco; dalla rete si riemerge ubriachi ma senza essere fradici, dopo aver toccato un po’ di vita altrui, senza mai esserne andati a fondo. Con la rete si possono pescare informazioni, ma si può anche rimanere avviluppati nella rete stessa, mai mandare un esploratore a pescare. Ed è così che mi trovo ad essere immerso tra i complessi di inferiorità, mi trovo a constatare che c’è gente che va in Africa e non vorrebbe più tornare indietro, a trovare persone che leggono, scrivono, disegnano e sono apprezzate, a scoprire di non sapere, ma l’importante è saperlo, e lo diceva anche Socrate, che secondo me internet non l’ha mai visto. Ho bisogno di idee, di scoprire ciò che so fare e ciò che voglio fare. Ho bisogno di un suggerimento dalla vecchia Phoebe. Consolatorio però il fatto che, anche nella rete, rimane un ancora di salvezza: la realtà è là fuori dalla window, ehm, finestra, basta un balzo per andarla a toccare. Meglio uscire dalla porta, però: altrimenti il faccia a faccia con la dura realtà sarebbe un tonfo troppo violento.

postato da: sgtpippo alle ore 12:06 | link | commenti (1)
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giovedì, 09 ottobre 2008

Che cosa apparirà?

Essere, avere, apparire. Questione di ausiliare, questione di tutta evidenza, questione di mostrarsi, mostrare ciò che si è, cosa si ha, perché si è solo se si ha. Questione di millimetri, di sfumature e sfaccettature, difficile capire i tre ausiliari. Perché il terzo ausiliare c’è ma non si vede, appare e scompare, nel suo essere infido, fallace e perfido, nel non avere nulla di definito: un ausiliare tanto forte da fare il monaco, da non ingannare mai e da comparire nelle grammatiche senza farsi notare. Non risulta, ci vuole far credere: ma risulta, ah! Se risulta.

E’ questione si ausiliare, dunque. Su questo non v’è dubbio: si è quel che si è e si ha quel che si ha, ma è solo questione di punti di vista: alla fine si è ciò che appare, si ha ciò che appare. Un po’ come la storia di questo, codesto e quello: dipende da chi parla e da chi ascolta, o meglio: dipende da chi guarda.

Strettamente e sinuosamente legati, gli ausiliari, spesso non aiutano: complicano, si cerca di avere per essere o perlomeno per poter apparire. E’ questione da sofisti, perché coloro che non vogliono apparire finiscono per apparire più degli altri, forse nel modo che meno desiderano: ci vuole allenamento per sparire nella folla, facendo notare la propria assenza e mostrando così il proprio essere.

L’essere è impalpabile, l’avere concreto, l’apparire un’arma a doppio taglio, tanto pratica quanto pericolosa: chi fa di tutto per mostrarsi così come pensa di essere, in realtà sta già facendo una scelta di apparenza: non se ne esce se si vuole uscirne, un po’ come quelle trappole cinesi per le dita. L’unica è arrendersi e riconoscere che, volenti o nolenti, un negozio si comincia a giudicare dalla vetrina, un libro dalla copertina. Ceteris paribus si prende ciò che paga di più l’occhio, e per quello si è disposti a pagare di più. Spesso si finisce per indulgere sulla sostanza, e si finisce per strapagare gli occhi. Hanno ottimi sindacalisti, gli occhi, e sono tutti nel nostro cervello. L’importante è saperlo: per non sapere di non poter essere sopra le righe di fronte alla signora che appare tra le righe, e con tutte queste righe poi gli occhi si confondono.  

postato da: sgtpippo alle ore 21:30 | link | commenti
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