biro verdi al nero di seppia

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martedì, 30 settembre 2008

Fiaccole agli oggetti smarriti

“[…] L’architetto che, nel Medioevo, apparteneva ancora al mondo del lavoro, durante il Rinascimento se ne separa, diventando un «artista», un «intellettuale», cioè (un maratoneta fanatico del percorso? D.d.Sgt.) insieme un sapiente ed un umanista nutrito della tradizione antica […]. Ma mentre questi artisti, con l’eccezione di poche forti personalità, si chiudevano nel classicismo e nel conformismo (il finto e millantato classicismo va molto di moda anche oggi… N.d.Sgt.), il progresso delle conoscenze e delle tecniche continuava. Così, quando arrivò l’epoca industriale, furono spesso gli ingegneri quelli che ripresero in mano la fiaccola dello spirito creativo.”

 

E poi se la sono dimenticati strada facendo?

 

Testo tratto da: R. Bechmann, “Le radici delle cattedrali”

postato da: sgtpippo alle ore 23:42 | link | commenti
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Cultura/Pragmatismo

Ho scoperto che le persone colte sono in realtà maratoneti o amanti della caccia al tesoro. Non leggono un libro, ma fanno un percorso; non guardano un film ma seguono una trama nell’ottica di un percorso. Non oso immaginare cosa facciano a teatro, mentre si immedesimano nello sguardo di un personaggio cercando di intendere dove possa portarli, quale sia il traguardo da capire nello sguardo dell’attore, il quale non recita ma si immedesima nel personaggio di quello spettacolo che non ha trama ma sinossi. Non potrò mai essere colto: non ho fiato abbastanza.

Però ho visto altre persone più pragmatiche. Alla fiera delle piccole edizioni (non so se si chiama così, ma tant’è) di Belgioioso, una signora al botteghino esclamò: “ 7 euro per veder dei libri? Ma per la carità!”. “Penso siano per entrare”, ribattei, a voce alta, commentando. Penso che l’occhiataccia seguente fosse rivolta a me. Non potrò mai essere pragmatico: non sono abbastanza avveduto.

postato da: sgtpippo alle ore 23:41 | link | commenti
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lunedì, 22 settembre 2008

Dediche di risguardo

P1000016Con simpatia, amicizia, amore ed affetto; con gentilezza, affabilità, cortesia e gratitudine voglio dedicare questo libro al mio caro amico, esimio collega e ardito commilitone.

Le dediche sui libri sono sempre difficili, da prendere con le molle. Non solo: le molle a loro volta vanno prese con altre molle. Anzi, a pensarci bene la dedica stessa, spesso, è molle.

La simpatia, l’amicizia e l’infinita gratitudine le accetto solo dallo sconosciuto autore, la cui fantasia viene messa a dura prova da una fila di sconosciuti che si aspettano una firma sul risguardo dell’ultima fatica.

Dagli amici però mi aspetto qualcosa di più. Vorrei che la simpatia e l’amicizia non comparissero come parole (il regalo è già di per sé un gesto eloquente); vorrei che gli aggettivi “speciale” (non esiste parola più ordinaria) e “caro” (non esiste parola più generica) fossero banditi. Vorrei che ognuno si impegnasse a pensare a qualcosa di specifico per la persona che ha di fronte esprimendo il suo pensiero anche a costo di imbrattare l’intero frontespizio, se serve. La dedica “come si conviene” tra amici non conviene mai. Negli altri casi basta una firma e tutt’al più il biglietto da visita.

Non so se le mie dediche sono apprezzate. In alcuni casi so per certo che non lo sono, ma sono comunque sempre mirate: non ce n’è una uguale all’altra. Ed è così che il libro diventa un CARO ricordo di un’occasione veramente SPECIALE. E a pensarci bene anche l’aggettivo veramente andrebbe bandito: non c’è niente di più falso.

postato da: sgtpippo alle ore 21:07 | link | commenti
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domenica, 14 settembre 2008

La notte

La notte porta consiglio, per non dire suggerimenti non richiesti. Non è detto che porti sogni: le notti in bianco sono quelle che possono portare maggior consiglio se si passano davanti a internet. La notte porta scompiglio, soprattutto se si fanno le ore piccole (con siringhe piccolissime vien da pensare). Così piccola già ti fai? Ma che problemi vuoi avere? O è solo per sballo? Ma  allora non c’è  bisogno altro che di andare a sballare in discoteca tra uno sbum sbum e una tequila.

Il problema della notte e dei consigli è che non si sa mai su che cosa chiedere alla notte… ma dì la prima cosa che ti viene in mente… ma no, guarda, ce ne sarebbero tante, ora come ora, così su due piedi, nn mi viene in mente niente. Buio più totale.

Ma se è per il fatto dei due piedi, guarda, siediti qua… poi è non è che ti addormenti, vero? A che pro chiedere un consiglio per poi addormentarsi: il giorno dopo si è di nuovo da capo, come disse il neopromosso. Se è per il fatto del buio, non saprei, ma se è per il fatto dei due piedi al buio, beh deciditi, non posso star qui a risolvere problemi, o luna o l’altro, per far chiarezza. E facciamo presto, che poi devo anche dormire: ho bisogno di chiedere un consiglio volante ai miei sogni guida.

postato da: sgtpippo alle ore 01:24 | link | commenti (1)
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martedì, 09 settembre 2008

Taccuino Nero

Sul taccuino nero leggo nomi, cognomi, mail e numeri di telefono, spese di viaggio, vignette, titoli di libri improbabili e titoli improbabili per libri. Il taccuino è lo stesso, ma penso che Hamingway avrebbe saputo renderlo più interessante. Ma tra tutte le liste della spesa e gli scarabocchi, compaiono puff! sprazzi di creatività altrui, sottoforma di lettere accostate a formar parole, che formano frasi, delineando concetti. Trovo, in ordine sparso:

Frédéric Beigebeder, Homer Simpson, Giuliano Regis, Ermanno Olmi, Kai Hansen, Creedence Clearwater Revival, Ally McBeal, Donna Tartt, Totò, John Lennon, Johnatan Carroll, Beppe Severgnini, Paracelso, Nick Hornby, Alberto Fuguet, Jay Leno, Nathan Never, Emir Kusturica, Brian Molko, François Truffaut, Henry Miller, Lina Sotis, Andrea Pinketts, Santiago Calatrava, Paul McCartney, Roberto Benigni, Kaudasa, Paola Silvia Dolci, Eugenio Montale, Francesca Maria Fontana, Leoncavallo, Henry Ford, Cesare Pavese, John Doe, Andrew Masterson, Eddie Vedder.

Poi capita di trovare qualcosa di mio, scritto in un'altra era, in qualche momento di sconforto. Solo ora mi accorgo che non ero nel mondo reale. O almeno spero che non lo fosse. Ero tra i ricercatori, in dirittura d'arrivo per un foglio di carta (come se non avessi saputo che esistono le cartolerie), in mezzo ai numeri e ad alcune parole: quelle di pezzi di codici di programmazione. E proprio in mezzo ad alcuni di quei programmi, in qualche polveroso computer del plumbeo politecnico di Milano, sottoforma di commento al codice, si potranno trovare queste frasi... "...avere studiato a lungo materie scientifiche porta la mente di una persona a comportarsi in maniera grottesca. Basti pensare ad un panino [quello dell'assistente di Laurea n.d.r.] tenuto sul termosifone d'inverno e sul trasformatore del portatile d'estate, per la mera illusione di ritrovare la cucina casereccia [...]. Siamo ai limiti del parossismo. Ma il mondo non è racchiuso in un guazzabuglio di formule matematiche, dove tutto ha la falsità ingegneristica del verificato o non verificato. Via le regole c'è la vita e le sue eccezioni, che sono casi unici e non confermano mai una regola che non c'è".

Ora: ci sarà un coputer con una crisi di indentità?

postato da: sgtpippo alle ore 22:11 | link | commenti (1)
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