Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. O meglio: Pasqua con i tuoi, perché con chi vuoi la passa con i suoi e a te non restano che i tuoi. Tutta una questione di aggettivi, non v’è dubbio alcuno, ma qui ci si ritrova ad essere possessivi quando dovrebbe essere l’altruismo a farla da padrone. Onori di casa dunque, ognuno con i propri: avere a che fare con qualcuno di qualcun altro, occhio e croce, pari o dispari, non sembra molto corretto, a ciascuno il suo e nessuno litiga, o per lo meno si fa di tutto per non litigare. Parenti serpenti, fratelli coltelli, sorelle forchette, zii cucchiai. E si finisce per ritrovarsi un’altra volta a tavola, e sempre a spese di qualche agnello che, per antonomasia, è innocente e fa solo da capro espiatorio.
E pensare doveva essere la festa del con chi vuoi, il quale potrebbe non voler passare tutta una giornata con te. O avere preso appuntamento con qualcun altro. O essere morto. Per dire: e se volessi andare a pranzo con Steve McQueen? D’accordo, non si mangerebbe un granché, ci si troverebbe a scalare una montagna, o più probabilmente a rischiare le penne in macchina a una velocità che in un attimo passi davanti a tutta la tua vita, prima di vedertela ripassare davanti. E allora perché correre tanto se devi poi venire sorpassato sul filo di lana?
Morale: mangia e taci, ma non mangiare e non tacere: non vorrai diventare tutto ciccia (ci stiamo lavorando) e brufoli (neanche volendo, almeno quello), e per di più passare per musone? No, mangiare poco (e bene!) tra gran sorrisi e risate, fino ad essere pieno come un uovo. E allora ci si accorge che è Pasqua: tutto torna, nessuna sorpresa.